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Perchè sale la Borsa se rallentano le economie: un approfondimento

Fulvio Giulio Visigalli avatar Giovedì 12 Ottobre 2006, 11:23 in di Fulvio Giulio Visigalli

Mercoledì scorso, 11 ottobre c.m., il professore Nardozzi ha scritto un articolo che meriterebbe di essere approfondito e discusso da tutti gli appassionati di economia (“Perchè sale la Borsa se rallentano le economie”).

In particolare l’articolo citato ha messo in evidenza la sorprendente contraddizione che attualmente rende lo scenario economico difficile da decifrare, ovvero il fatto che di fronte a condizioni economiche difficili con evidenti segni di rialzi dei interesse,le borse sono invece orientate al rialzo (addirittura la borsa americana ha toccato il suo record storico).

Come mai?

Su quali basi (e su quali dati) gli speculatori continuano a comprare azioni?

Perchè le difficoltà economiche del global trotter Usa non scalfiscono le aspettative del mercato?

La risposta è abbastanza semplice ma con profonde implicazioni geo-economiche.

Oggi la scommessa vincente è il “new entry” dell’economia mondiale: la Cina.

Cerchiamo di puntualizzare il ragionamento.

L’ottimismo delle borse si basa sulla semplice constatazione che i benefici del commercio cinese sono di ampia portata: in particolare possiamo evidenziare alcuni punti principali del ragionamento del professore Nardozzi al fine di coglierne l’essenza del suo ragionamento.

Punto primo: i prodotti cinesi immessi sul mercato mondiale permettono di avere beni di consumo a basso costo e pertanto l’inflazione e le aspettative inflazionistiche i mantengono basse.

Punto secondo: i beni cinesi prodotti in quantità eccezionale sono il frutto di una forte accelerazione industriale che, sommata al colpo di coda del progresso tecnologico figlio del boom dell’information tecnology americana, permette al rendimento del capitale investito di aumentare e di rendere  il settore aziendale profittevole (a questo punto è utile puntualizzare che con tassi di interesse reali -  il  tasso di interesse nominale depurato dal tasso di inflazione atteso- sempre più bassi, per effetto di una politica monetaria espansiva e di una inflazione attesa “innocua”, è stato più conveniente investire in immobili nel recente passato  – e qui è nato l’attuale problema della bolla speculativa immobiliare a livello mondiale – per cercare ritorni alti agli investimenti).

Punto terzo: l’inflation target delle banche centrali è oggi più che un impegno o una scommessa delle banche centrali: è una garanzia che i tassi reali resteranno bassi ancora per un pò di tempo (l’inflazione resterà bassa proprio grazie all’”invasione” di beni cinesi a basso costo).

Punto quarto: proprio grazie all’inflazione “made in Cina” i tassi di interesse (leggasi curva di rendimento) resteranno bassi anche perchè il surplus asiatico continuerà a sostenere l’acquisto di asset americani, con particolare riguardo ai titoli di debito pubblico.

Un perfetto circolo virtuoso?

Nardozzi non nasconde il fatto che “prima o poi verranno al pettine i nodi di una situazione che vede grandi nazioni povere finanziare i ricchi e troppo abbondanti consumi americani”.

E se pure nella terra dei Navajo si vendono amuleti dei pellerossa prodotti in Cina allora non resta che sposare la tesi del professore.
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